Le dimensioni della salute in Italia

La salute in Italia

Come si sentono gli italiani? E quali sono le regioni più virtuose in fatto di salute? Ottenere una risposta a Top Salute Magazine.

Si sente spesso parlare, in TV o su internet di coperture sanitarie, assicurazioni e conti medici, fortunatamente (per noi) si sta parlando sicuramente di un paese estero, di fatto l’Italia, indubbiamente carente per molti aspetti politici, organizzativi e se vogliamo anche culturali, offre una sanità seconda a nessuno; o meglio, tra i primi posti a livello mondiale.

 Possiamo continuare a lamentarci, o possiamo farne un vanto, ma sta di fatto che la sanità in Italia si piazza nella top 30 a livello mondiale. Questo fatto può essere attribuito a diverse cause, è d’obbligo fare una piccola digressione storica però per poterlo comprendere a pieno. Innanzi tutto, prima ancora di parlare di sistema sanitario, il popolo italiano, sin dagli inizi del XVIII secolo si è affidato a dei fondi per infortuni, pensioni e malattie. Questo sistema di fondi era basato su un mutuo versamento di denaro, detratto mensilmente dallo stipendio, questo voleva dire che un individuo versava i contributi per la malattia di chi aveva bisogno di cure in quel momento, di modo che a sua volta avrebbe ricevuto cure nel momento in cui ne avrebbe avuto necessità. Questo sistema viene goliardicamente chiamato “mutua” ed ancora oggi persiste nel vocabolario comune.

 Detto questo pochi altri sono stati gli step fondamentali del sistema sanitario italiano, in ordine cronologico troviamo la formazione del ministero della salute nel 1958, che prima d’ora era un tutt’uno con il ministero dell’interno. Questa piccola rivoluzione è seguita 10 anni dopo da forse il più grande passo per la sanità italiana: La legge Mariotti che trasforma gli ospedali, prima d’ora privati o gestiti da enti di beneficenza, in enti pubblici più comunemente noti come enti ospedalieri.
Questa legge ha permesso di regolamentare a livello normativo, legale ed economico tutti gli istituti e garantire una sanità più uniformata ed efficiente in tutto il territorio. In fine nel ’78 viene abolito il sistema della mutua, che viene mutato in “servizio sanitario statale” noto anche come SSN, anche se il principio rimane lo stesso, l’unica differenza è che ora lo stato ha il controllo totale sui fondi.

 Si sono formate con gli anni anche delle istituzioni locali note come ASL ovvero aziende sanitarie locali.

 La salute in Italia è protetta dall’articolo 32 della costituzione che parla appunto di “diritto alla salute” una dicitura del genere non può che concedere un libero accesso alle cure a chiunque ne abbia bisogno. Questo sistema è diverso da quello usato agli inizi della sanità italiana, infatti ad oggi le spese mediche vengono pagate quasi interamente dallo stato tramite entrate dirette, composte principalmente dei pagamenti dei ticket da parte i un cittadino come forma di contributo alla sanità.

 A livello mondiale la sanità eccelle in quanto a prevenzione, dove si colloca al di sopra della media mondiale, si allinea alla media per quanto riguarda i diritti e l’informazione dei pazienti ma, purtroppo pecca in campo di accessibilità, servizi offerti e tempi di attesa. Tutto sommato però è un sistema che funziona.

 Parlando invece di patologie che affliggono l’Italia, ci si può sbizzarrire. Principalmente sono 3 I motivi che capeggiano in cima alle classifiche di mortalità ed essi sono: Malattie cardiache, sovrappeso ed obesità, seguiti dalle malattie del sistema respiratorio.

 Purtroppo, a parte forse le malattie respiratorie, queste patologie sono da attribuire, escludendo predisposizioni genetiche, interamente a comportamenti ed abitudini sbagliate. In Italia, sebbene siamo, come anticipato tra i migliori paesi per quanto riguarda l’informazione su, rischi e patologie legati a diverse tematiche, abbiamo una forte carenza in ambito sensibilizzazione.

Nonostante gli sforzi della comunità europea, sempre più giovani prendono il vizio del fumo, non cala l’uso, ma soprattutto l’abuso di alcool e pochi curano la propria salute cardiaca e la propria alimentazione. I motivi sopraelencati, sono tra i maggiori a gravare sulla sanità pubblica. L’abuso di cibo e la vita sedentaria stanno facendo ingrassare l’Italia, generando sempre più patologie legate al sovrappeso, che guarda caso sono appunto patologie cardiache e respiratorie.

 I dati parlano chiaro, sia a livello in Italia il peso è un problema per il 33% circa della popolazione che ha un forte sovrappeso ed ancora peggio quasi il 10% soffre di obesità. Questi dati non tendono a diminuire ma, soprattutto sono le fasce di età ad allarmare, l’obesità è maggiormente diffusa tra i bambini tra gli 8 e i 10 anni, subito seguiti da un’altra fascia a rischio che è quella tra i 45 anni ed i 60. Questo disturbo è maggiormente concentrato nel sud Italia, forse è da correlare direttamente alle abitudini alimentari tradizionali; non c’è però da dimenticare che un fattore di importante non irrilevante è l’aumento esponenziale dell’utilizzo dei fast food, forse possono sembrare innocui ma, gli ingredienti utilizzati, non essendo di qualità ed essendo buona parte del cibo fritta, non possono che nuocere alla salute ed alla forma fisica della persona. A peggiorare una situazione già pessima di suo, si aggiunge la sedentarietà, la maggioranza della popolazione infatti ignora il consiglio secondo la quale bisognerebbe fare ginnastica ogni giorno, non facendo altro che peggiorare la propria salute in generale.

 L’obesità e la sedentarietà non sono patologie che possono persistere nel tempo, di fatti spesso portano con loro patologie ben più gravi. Le patologie cardiache sono spesso direttamente correlate con problemi di alimentazione e sovrappeso, se poi si aggiungono abuso di fumo ed alcool (cose non rare al giorno d’oggi) è solo questione di tempo prima che accada l’inevitabile.

 Le nostre cattive abitudini, l’inquinamento, lo stress e gli agenti che giorno dopo giorno possono influire sulla salute di una persona stanno causando un’altissima incidenza sul sistema sanitario nazionale. I malati, all’anno, costano all’Italia più di 100 miliardi esclusi ovviamente i costi di visite o servizi medici privati, cifra non indifferente con la crisi del giorno d’oggi. Tutto sommato, indipendentemente dal costo che un cittadino fa pesare allo stato, bisognerebbe pensare a campagne di sensibilizzazione più efficaci e soprattutto pubblicizzarle almeno quanto sono pubblicizzati fast food ed affini. Un investimento nella sensibilizzazione è meglio che un investimento nella cura.